Proposal for a regulation on public contracts and concessions

La Commissione europea ha adottato una proposta di Regolamento volta a riformare in modo organico la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione europea. Si tratta di un intervento di portata strutturale, che segna una discontinuità rilevante rispetto al quadro normativo vigente: per la prima volta, le tre direttive del 2014 in materia di appalti nei settori ordinari (direttiva 2014/24/UE), nei settori speciali (direttiva 2014/25/UE) e in materia di concessioni (direttiva 2014/23/UE) verrebbero accorpate in un unico atto normativo di rango regolamentare, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nazionale.

Breve commento

La Commissione europea ha approvato la proposta del nuovo Regolamento europeo sugli appalti pubblici e sulle concessioni, avviando un percorso destinato a incidere significativamente sull’attuale quadro normativo europeo.

Non una semplice revisione delle regole esistenti, ma un tentativo di ripensare il procurement europeo secondo una logica più semplice, uniforme, flessibile e strategica.

Tra gli elementi di maggiore interesse:

semplificazione delle procedure, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi per stazioni appaltanti e operatori economici;

maggiore uniformità normativa, attraverso il ricorso allo strumento del Regolamento, direttamente applicabile negli ordinamenti nazionali;

digitalizzazione e razionalizzazione dei processi di affidamento;

• valorizzazione degli appalti come strumento di politica economica e industriale, anche per sostenere innovazione, sostenibilità e competitività;

• maggiore attenzione alla sicurezza e resilienza delle catene di approvvigionamento, soprattutto nei settori strategici;

• rafforzamento di una logica di procurement sempre più orientata al risultato, e non alla sola correttezza formale della procedura.

È proprio quest’ultimo profilo a rendere particolarmente interessante il confronto con l’esperienza italiana.

Il D.Lgs. 36/2023, con la codificazione del principio del risultato, ha già cercato di spostare il baricentro della contrattualistica pubblica verso una concezione nella quale la procedura rappresenta lo strumento per conseguire l’interesse pubblico, e non il fine dell’azione amministrativa.

La proposta europea sembra muoversi in una direzione che, per molti aspetti, appare coerente con questa impostazione.

La vera sfida, tuttavia, sarà quella di coniugare semplificazione e certezza delle regole, lasciando alle stazioni appaltanti adeguati margini di responsabilità e discrezionalità, senza indebolire i principi di concorrenza, trasparenza, parità di trattamento e tutela dell’interesse pubblico.

Per l’Italia si apre quindi una fase particolarmente interessante: occorrerà comprendere se e come il nuovo quadro europeo potrà incidere sul Codice dei contratti pubblici e, soprattutto, se l’esperienza maturata con il principio del risultato potrà costituire un riferimento anche nel nuovo modello europeo.

Il procurement europeo sembra dunque avviarsi verso una nuova stagione: meno formalismi, maggiore flessibilità e una crescente attenzione al risultato effettivamente conseguito.

Il percorso legislativo è ora affidato al Parlamento europeo e al Consiglio: la proposta di Regolamento è destinata a sostituire l’attuale quadro fondato sulle Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, segnando il passaggio da un sistema di direttive recepite dagli Stati membri a una disciplina europea direttamente applicabile e maggiormente uniforme.

 

 

https://single-market-economy.ec.europa.eu/publications/proposal-regulation-public-contracts-and-concessions_en