Consiglio di Stato, Sez. V n.2709 del 11 aprile 2022

Ai fini della configurabilità della responsabilità precontrattuale della stazione appaltante a causa della revoca per violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede occorre che, a prescindere dalla ricorrenza del formale provvedimento di aggiudicazione, venga valutata caso in caso lo sviluppo del procedimento e l’incidenza sul grado di affidamento incolpevole maturato dal concorrente.

dovendo intendersi provata l’esistenza del danno e non essendone certo l’ammontare, risolvendosi la relativa prova in una probatio diabolica, la richiesta formulata da parte ricorrente in quanto riferita ad una somma da ritenersi congrua, anche in base ad una valutazione equitativa ex art. 1126 c.c, può essere accolta.

E’ infatti noto che la valutazione equitativa del danno soccorre quanto ne sia certa l’esistenza ma lo stesso non possa essere provato nel suo preciso ammontare e l’attore assolva comunque all’onere di allegazione, offrendo elementi per la stima del danno (ex multis Cass. civ. Sez. I Sent., 15/02/2008, n. 3794 secondo cui “L'attore, che abbia proposto una domanda di condanna al risarcimento dei danni da accertare e liquidare nel medesimo giudizio, ha l'onere di fornire la prova certa e concreta del danno, così da consentirne la liquidazione, oltre che la prova del nesso causale tra il danno ed i comportamenti addebitati alla controparte; può, invero, farsi ricorso alla liquidazione in via equitativa, allorché sussistano i presupposti di cui all'art. 1226 cod. civ., solo a condizione che l'esistenza del danno sia comunque dimostrata, sulla scorta di elementi idonei a fornire parametri plausibili di quantificazione”).

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