Consiglio di Stato, sez. III, 18 settembre 2019, n. 6212

1. Il principio di equivalenza funzionale previsto dall’art. 68 del d.lgs. 50/2016 trova applicazione indipendentemente da espressi richiami negli atti di gara o da parte dei concorrenti, in tutte le fasi della procedura di evidenza pubblica e “l’effetto di “escludere” un’offerta, che la norma consente di neutralizzare facendo valere l’equivalenza funzionale del prodotto offerto a quello richiesto, è testualmente riferibile sia all’offerta nel suo complesso sia al punteggio ad essa spettante per taluni aspetti.

2. Se i parametri indicati dal disciplinare sono modellati sulle caratteristiche strutturali e modalità operative di un determinato tipo di prodotto, e non esplicitano, né consentono di individuare univocamente, prestazioni o requisiti funzionali, la commissione di gara non può desumere (per lo più, implicitamente) un’equivalenza funzionale e incorrere in apprezzamenti che non trovino una esplicita e comunque univoca giustificazione nella lex specialis.

3. I criteri/parametri di valutazione devono essere articolati in modo tale da assicurare la previsione di requisiti di funzionalità, cui rapportare, oltre alle caratteristiche tecniche indicate dal disciplinare, quelle, eventualmente diverse, proposte dalle offerte tecniche e valutabili come equivalenti.

In senso parzialmente conforme Cons. Stato, III, n. 6721/2018; n. 6561/2018;n. 2013/2018; n. 747/2018; n. 5259/2017; n. 4541/2013; n. 4364/2013.

 

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