Cons. Stato, Sez. III, 22 agosto 2018, n. 5023

1.”Tra il potere di cui all’art. 32, commi 1 e ss., d.l. n. 90/2014 e quello (generale) di autotutela di cui all’art. 21 nonies l. n. 241/1990 non sono ravvisabili interferenze, di ordine strutturale e/o funzionale, atte a giustificare la tesi secondo cui l’esercizio (effettivo o potenziale) del primo esplichi efficacia ostativa all’esperimento del secondo. Occorre, infatti, osservare che le misure temporanee e straordinarie di cui all’art. 32, comma 1, lett. b) d.l. n. 90/2014 hanno ad oggetto “la completa esecuzione del contratto” aggiudicato ad una impresa “in presenza di rilevate situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali” alla stessa attribuibili, mentre l’annullamento d’ufficio incide sulla fonte genetica del rapporto di appalto, rimuovendola ab origine e con effetti retroattivi sui rapporti giuridici costituiti sulla base della stessa”.

2.”Le misure ex art. 32 d.l. n. 90/2014, secondo la logica tipica del sistema normativo finalizzato a frapporre un argine alla diffusione delle condotte criminali nel delicato settore dei pubblici appalti e a contenere i relativi effetti inquinanti sulla sua corretta gestione, assolvono ad una funzione di carattere 'preventivo'”.

3.”La tutela della concorrenza assume rilievo, ai fini dell’esercizio del potere di autotutela, sia in sé, quale valore da perseguire indipendentemente dai riflessi vantaggiosi che la sua corretta esplicazione produce per la P.A., sia per i benefici che essa produce sulla individuazione del migliore affidatario del servizio, sotto il profilo economico e qualitativo della prestazione che ne costituisce oggetto”.

4.”Una clausola del bando, astrattamente legittima, è suscettibile di giustificare il potere di autotutela ove, alla luce delle indagini penali, ne sia disvelato il carattere illecito, in quanto espressivo di condotte penalmente rilevanti”.

 

 

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