Cons. Stato, Sez. V, 12 settembre 2018, n. 5322

1. Non è ravvisabile l’addotta violazione dell’obbligo dichiarativo ex art. 38 d.lgs. 163 del 2006, in quanto le sentenze di patteggiamento in oggetto sono intervenute successivamente alla presentazione della domanda di partecipazione alla procedura, sicché non può sussistere un obbligo di dichiarare eventi e circostanze che non sono ancora venute ad esistenza al momento in cui siffatta dichiarazione deve essere resa.

2. Appare condivisibile la statuizione di cui alla sentenza impugnata con riguardo all’inapplicabilità delle cause di esclusione di cui all’art. 38 del Codice degli appalti se riferite al periodo precedente all’affidamento della concorrente ad un amministratore giudiziario ai sensi del comma 1 bis di tale disposizione, da intendersi riferibile anche all’ipotesi di amministrazione giudiziaria ex art. 34, comma 2, del d.lgs. 159/2011 per analogia di effetti rispetto alle fattispecie espressamente contemplate (sequestro e confisca): detta interpretazione appare poi logica e coerente ove si consideri che la norma relativa all’amministrazione giudiziaria è stata introdotta successivamente al d.lgs. 163 del 2006 sicché siffatta estensione anche a tale caso non espressamente previsto dalla disposizione, stante l’identità di effetti e di procedimento applicativo esistente tra tali regimi, non contrasta con la disposizione di cui al Codice degli appalti.

3. Può dunque condividersi la prospettazione del primo giudice secondo cui “la sottoposizione della concorrente a tale regime rappresenterebbe di per sé un segno di forte discontinuità”, e quindi in concreto tale evento, peraltro anteriore all’indizione della gara in oggetto, costituisce indice di dissociazione rispetto alla precedente gestione della società.

 

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