Cons. Stato, Sez. VI, 11 giugno 2018 n. 3553

1. Secondo il Collegio deve essere rimessa alla Corte di Giustizia la questione se i principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui agli artt. 49 e 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, gli artt. 25 della Direttiva 2004/18 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 e 71 della Direttiva 2014/24 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014, che non contemplano limitazioni relative alla quota subappaltatrice e al ribasso da applicare ai subappaltatori, nonché il principio euro unitario di proporzionalità, ostino all’applicazione di una normativa nazionale in materia di appalti pubblici, quale quella italiana contenuta nell’art. 118, commi 2 e 4, d.lgs n. 163/2006 (oggi art. 105 d.lgs n. 50/2016), secondo la quale il subappalto non può superare la quota del trenta per cento dell’importo complessivo e l’affidatario deve praticare, per le prestazioni affidate in subappalto, gli stessi prezzi unitari risultanti dall’aggiudicazione, con un ribasso non superiore al venti per cento.

 

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